Le altre commissioni (e le buche nei marciapiedi)

Come molti di voi sapranno, abbiamo depositato a dicembre (insieme all’altro gruppo di minoranza, Buongiorno Solbiate) una mozione per chiedere – tra le altre cose – di nominare la commissione Ecologia, che sarebbe il luogo istituzionale più adatto possibile per affrontare una discussione sul progetto delle vasche in Valle.

Tutto tace, però, rispetto alla nomina delle altre commissioni e cioè Bilancio (e nei mesi scorsi è stato applicato il nuovo sistema di tributi comunali…), Socio-culturale, Attività produttive e Commercio, Viabilità. Si tratta di commissioni per le quali nel mese di luglio ci sono stati chiesti nominativi (che abbiamo fornito ai tempi) da parte della maggioranza. Da allora, nessuna novità. Su questo tema abbiamo perciò depositato un’interrogazione: per chiedere come mai non sono ancora state nominate le commissioni a nove mesi dalle elezioni, se la maggioranza intende nominarle (non si sa mai che abbia cambiato idea…) e, nel caso, entro quando.

Già che c’eravamo, abbiamo fatto parte del lavoro che di solito si fa in commissione, e cioè la segnalazione di problemi. In questo caso abbiamo sopperito ai compiti della Commissione Viabilità, segnalando due situazioni di pericolo riguardanti i marciapiedi di Solbiate, in via Pasubio (la foto con il tombino, dove si vede un vero e proprio buco a lato di quest’ultimo) e all’incrocio tra via Monte Grappa e via Monte Cimone, dove il marciapiede sta “prendendo le distanze” dal manto stradale, oramai da alcuni giorni.




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L’arroganza di Melis

L’arroganza di Melis non ha limiti. Gioca con i solbiatesi considerandoli (quasi tutti) degli “utili idioti”. “Utili” perché gli hanno consentito di ottenere un plebiscito alle ultime elezioni. “Idioti” perché purtroppo sa che solo qualche suo piccolo sparuto elettore investirà del tempo per leggere i documenti pubblicati sull’albo pretorio, analizzarli in maniera oggettiva, comprenderli e arrivare all’idea che, forse, quello che sta facendo questa Giunta, non va esattamente nella direzione di salvaguardia della Comunità.

Ma se anche qualcuno dovesse accorgersene, il divario di voti con le minoranze è talmente ampio, che non c’è nulla di cui preoccuparsi. Il sindaco continuerà imperterrito sulla sua strada, citando norme che nemmeno lui conosce, violandone altre che conosce benissimo, e accusando le minoranze di voler usare le commissioni esclusivamente per finalità politiche.

Melis oltre a non aver il benché minimo rispetto per le minoranze consiliari, che a tutti gli effetti rappresentano altri cittadini solbiatesi (quelli fastidiosi, che si sono tolti le fette di salame dagli occhi e hanno avuto il coraggio di aprire bocca), non ha nemmeno la minima capacità di distinguere tra azioni politiche atte alla discussione pubblica e costruttiva di un questione, e aziono invece pseudo-politiche, che tanto adora e di cui non sa proprio fare a meno, volte sempre a polemizzare attraverso accuse, contro-accuse e infamie attribuite unicamente alle persone e alla loro sfera personale.

L’arroganza del primo cittadino raggiunge il suo apice nell’articolo de La Settimana di venerdì 13 febbraio. Quelle righe sintetizzano magistralmente quanto detto sopra. Sono la dimostrazione lampante della sua reale essenza.

LaSettimana_13feb2015

Al sindaco non interessa assolutamente sapere qual è il parere degli altri. Lui è stato eletto dalla stragrande maggioranza dei solbiatesi (vedi sopra), e quindi, forte di ciò, può tranquillamente permettersi di dire che:

  1. Non ci sarà nessuna progettazione partecipata (a che serve sapere il parere di una massa di “utili idioti”? Perderebbero la loro utilità);
  2. La mozione presentata dalle minoranze non ha senso di essere discussa in consiglio comunale (forse richiamando la stessa legge democratica che vige nello stato del califfato);
  3. La commissione ecologia, facoltà prevista dallo statuto comunale, non ha alcun diritto di esprimersi e di valutare un progetto supervisionato dagli Enti preposti a norma di legge (peccato che l’ATO non sa nulla di questo progetto, e che nessuna commissione comunale, a distanza di 8 mesi dalle elezioni, sia stata nominata ufficialmente).

Occorre sottolineare un altro aspetto. Oltre agli “utili idioti” e ai “fastidiosi che vogliono dire la loro”, Solbiate è composto anche da una “massa dormiente”, che si sveglia solo se le questioni vanno a toccare i propri interessi e il proprio orticello.

Ecco perché Melis ha e continuerà ad avere gioco facile, e potrà proseguire imperterrito per la sua strada, eludendo norme una dietro l’altra, incaricando amici, sopprimendo associazioni e commissioni e qualunque tipo di organo destinato alla partecipazione, distruggendo il nostro territorio. IL NOSTRO, NON IL SUO!

Noi vogliamo svegliare questa massa, portarla a conoscenza di fatti che sono loro sfuggiti o di cui non hanno voglia di informarsi, vorremo rendere “fastidiosi” quegli “utili idioti” che si sono fidati delle promesse elettorali di Melis e che non hanno creduto nella capacità di giovani privi di interessi personali. Se riusciremo Solbiate potrà migliorare ad evitare di essere sfigurata da un’opera costosa, obsoleta e devastante per il nostro territorio. Se non riusciremo, allora dovremo dare ragione al sindaco, e concordare con lui che gli “utili idioti” non sono solamente un numero di persone, ma una malattia contagiosa che infesta e degenera la società, che consuma piano piano dall’interno una comunità fino a logorarla, lasciando spazio e potere solamente all’arroganza.

Noi i solbiatesi non li consideriamo affatto “idioti”, ma un po’ distratti o assopiti sì. Siamo noi, noi tutti, che diamo vita alla nostra comunità, dobbiamo essere un pochino più attenti e partecipi, per non ritrovarci a vivere in un luogo che ci appartiene sempre meno, ogni giorno che passa, e per non consegnare nelle mani di chi verrà un paese deturpato sotto molteplici aspetti.

E allora… sveglia!!!

La salvaguardia della Valle non passa da Solbiate

Come al solito, l’amministrazione di Solbiate si distingue. E come al solito, si distingue in peggio.

A seguito della pubblicazione da parte di Regione Lombardia del “Bando per la concessione di contributi per il finanziamento della progettazione di interventi di riqualificazione fluviale nell’ambito dei contratti di fiume Olona Lura Bozzente, Seveso, e Lambro Settentrionale” (D.G.R. 26 settembre 2014 n. 2411), i 5 comuni della Valle, con capofila Gorla Minore, hanno predisposto un documento per richiedere contributi per la progettazione di un intervento finalizzato alla “Riqualificazione ambientale e morfologica della Valle dell’Olona nei Comuni di Gorla Maggiore, Fagnano Olona, Gorla Minore, Solbiate Olona e Marnate”.

Cosa caratterizza questo documento? Sono 3 le intenzioni fondamentali perseguite dall’idea di progetto:

  • La volontà di arrivare ad una progettazione condivisa tra i vari Comuni per una “riqualificazione del corso d’acqua sia attraverso interventi puntuali sul fiume sia mediante interventi sul territorio dei comuni che su questo insistono” (Pag. 2).
  • Una progettazione preliminare partecipata “che consenta a tutti i soggetti portatori di interesse, di contribuire a diversi livelli alla definizione di un quadro di interventi sul fondo valle” (Pag. 15).
  • Il perseguimento di soluzioni innovative, ecologicamente compatibili, che “portino benefici anche in termini di arricchimento ecologico del corridoio fluviale, potenziamento dei servizi ecosistemici, e incremento della resilienza anche a fronte di scenari di cambiamento climatico” (Pag. 16).

Ovviamente l’Amministrazione di Solbiate che strada sceglie?

  • Presenta un progetto preliminare che non tiene assolutamente conto delle esigenze degli altri comuni, e che semplifica ai minimi termini l’esigenza di rispettare una recente normativa regionale
  • Sviluppa questo progetto senza mai considerare le varie associazioni attive nel paese e che usufruiscono del territorio in cui l’Amministrazione vuole costruire le vasche
  • Anziché pensare ad un intervento innovativo, copiando per esempio le vasche di fitodepurazione di Gorla Maggiore (progetto segnalato nel 2013 come esempio di buone pratiche ambientali nell’ambito del “Premio Innovazione Amica dell’ambiente” promosso da Legambiente – http://www.premioinnovazione.legambiente.org/crea-pdf/scheda.php?id=1526), si limita a progettare delle vasche in cemento armato, assolutamente non compatibili ecologicamente, che non portano nessun beneficio in termini di arricchimento ecologico, e che anziché potenziare i servizi ecosistemici, ne devastano una grande area.

Facciamo ora un passo indietro.

Non si intende qui entrare nel merito specifico di questo documento, predisposto per ottenere, i finanziamenti necessari ad un progetto condiviso e innovativo, ma osservare come l’Amministrazione di Solbiate si sia posta in riferimento al problema specifico delle proprie fognature. La giunta solbiatese ha completamente ignorato le esigenze del territorio, che non si fermano entro i confini amministrativi, le problematiche legate al depuratore della nostra valle situato ad Olgiate, e soprattutto l’importanza di migliorare, e non solo evitare di peggiorare, le condizioni del nostro fiume.

Nello specifico, l’amministrazione di Solbiate sta portando avanti un progetto che vede la realizzazione di vasche di prima e seconda pioggia nel “pratone” del ciclocross, adiacente all’ex dopolavoro del Tobler. In sostanza lo studio idraulico condotto e l’analisi dei dati a disposizione ha portato i progettisti a determinare la necessità dell’edificazione nel prato del fondovalle di due vasche in cemento armato di notevoli dimensioni, a cielo aperto, profonde più di 3 m e lunghe complessivamente oltre 280 m. In pratica scomparirebbe tutto il pratone.

Le vasche viste dall'alto, in una ricostruzione grafica del progettista. La striscia nera sulla sinistra è via Calvi, la discesa che porta in Valle.

Le vasche viste dall’alto, in una ricostruzione grafica del progettista. La striscia nera sulla sinistra è via Calvi, la discesa che porta in Valle.

Le acque di queste future vasche, stante l’attuale sistema fognario risulteranno MISTE, ovvero composte in parte da acqua piovana e in parte da reflui fognari. Nel dettaglio, una vasca, la più piccola, sarà adibita allo stoccaggio delle acque di prima pioggia, da inviare a depuratore una volta terminato l’evento meteorico, mentre la seconda vasca, molto più ampia, servirà alla laminazione delle portate di piena durante gli eventi meteorici intensi (stoccaggio delle acque di seconda pioggia). Tali acque verranno inviate al fiume in un secondo tempo, una volta terminato l’evento meteorico.

Alcune fondamentali lacune evidenziate nel progetto di Solbiate sono:

  • L’evidente consumo di suolo, in un’area particolarmente delicata come il fondovalle;
  • La mancata considerazione di alternative tecnologiche e tipologiche, sia da un punto di vista della localizzazione dell’intervento sia nella sua tipologia (i vasconi in cemento armato paiono davvero poco ecocompatibili);
  • La mancanza di studi per la valutazione di interventi efficaci necessari alla separazione a monte delle reti fognarie tra acque chiare e nere;
  • La limitatezza di un intervento che cerca il minimo sufficiente per ottemperare alla norma, senza spingersi un poco oltre, forse per limitare al massimo la spesa (si tratta comunque di un intervento preventivato in 1,2 mln €!);
  • La mancanza di coinvolgimento di cittadini e associazioni locali;
  • La mancanza di coinvolgimento di Enti e strutture sovracomunali, quali ad esempio gli altri comuni della valle.

Pare essere sicuramente più organico, completo e vincente un approccio condiviso almeno con i comuni della valle e con l’ATO, e non pensando che ogni singola Amministrazione possa gestire il proprio territorio in maniera autonoma.

Ritornando al documento di cui sopra, emerge in maniera evidente l’imbarazzo degli altri Comuni della Valle nel segnalare il progetto dell’Amministrazione di Solbiate. Infatti quest’ultimo è sì citato, ma in modo molto marginale e con poca enfasi. Enfasi che invece viene data per altre tipologie di interventi, tecnologicamente e ambientalmente più avanzati, compatibili e meno impattanti, come la bio- e fito-depurazione delle acque di Gorla Maggiore o altri interventi di fruizione ecologica ed eco-didattica delle aree.

Un passaggio all’interno del documento è emblematico per come descrive l’imbarazzo da parte degli altri Comuni nei confronti dell’Amministrazione solbiatese. Infatti a pagina 16, quando si promuovono gli obiettivi di una riqualificazione fluviale volta ad imprimere un assetto più naturale al territorio, elogiando l’impianto di fitodepurazione di Gorla Maggiore, gli estensori del documento scrivono testualmente “La soluzione proposta nel progetto preliminare già portato avanti dal comune di Solbiate Olona, maggiormente tradizionale, e comunque rispondente ai criteri dello stesso regolamento, costituisce una diversa alternativa”. Un bel giro di parole, politicamente corrette, per dire che il progetto di Solbiate è diverso rispetto agli obiettivi degli altri comuni, e che l’amministrazione punta su un progetto tradizionale, dimostrando l’assoluta mancanza di lungimiranza e di competenza.

Risulta evidente che ciò fino ad oggi è mancato un coordinamento nella pianificazione sovracomunale.

Il nostro auspicio è che attraverso la condivisione e la progettazione estesa e partecipata si possa anche rivedere l’intervento proposto dall’amministrazione di Solbiate Olona, poiché dal punto di vista della qualità delle acque, i sistemi di depurazione naturale rappresentano una valida alternativa alle soluzioni tradizionali, che in alcuni casi possono risultare meno efficienti e possono inoltre comportare anche problematiche come quelle sopra esposte che deturpano il territorio, non sono minimamente lungimiranti e peggiorano la qualità della vita.

Cristina, Emanuele, Roberto