Panificio Frontini, un pezzo di Solbiate che se ne va. Forse.

IMG-20140701-WA0018In occasione della chiusura del Panificio & Alimentari Frontini, la lista una Buona Idea intende, nel suo piccolo, rendergli omaggio attraverso una breve intervista. Nessun intento politico nascosto: ci è solo sembrato doveroso dare voce a chi, per oltre un secolo, ha ‘servito’ solbiatesi e non con costanza e cordialità. A parlare è il figlio di Angelo, Emilio:

D: Ciao Emilio, raccontaci come nasce l’attività di famiglia…

R: Il primo forno viene avviato dal mio trisavolo, Frontini Luigi, verso fine 800; poi l’attività viene proseguita dal bisnonno Angelo, e dunque da mio nonno Francesco, che tutti ancora ricordate. Nel corso degli anni il forno cambia diverse ubicazioni senza però mai lasciare Solbiate, fino ad approdare nella piazzetta di Solbiello, diventandone il simbolo. Il negozio viene inaugurato il 2 agosto 1947 da mio nonno, insieme alla sorella Teresa, per poi diventare famoso come “l’Ambrogia” grazie all’ingresso di mia nonna, che letteralmente vi spende la propria vita. Il resto è storia dei nostri giorni: mio padre lavora lì dentro fin da quando è bambino e coinvolge ben presto anche mia madre, Fulvia.

D: Purtroppo chiude anche l’ultimo ‘alimentari’ di Solbiate Olona, come mai?

R: Lo stile di vita necessariamente cambia con l’evolvere della società e negli ultimi 20-30 anni si è assistito ad una vera e propria rivoluzione in tal senso: nuovi ritmi, nuove abitudini, nuove necessità. Anche l’alimentari in senso stretto deve pertanto trasformarsi per stare al passo con i tempi, tuttavia i miei genitori hanno finalmente e meritatamente raggiunto la pensione dopo anni di sacrifici ed ora è giunto il momento di godersi la vita con maggiore tranquillità. Inoltre io e mia sorella, almeno per il momento, abbiamo scelto strade professionali diverse, più attinenti ai nostri studi.

D: Momento amarcord: mi ricordo quando per mangiare si preferiva andare da te in negozio piuttosto che restare all’oratorio feriale e quando, alle elementari, si facevano le gite al panificio. Quali sono i tuoi ricordi più belli legati al negozio?

R: Ci sono tanti momenti belli… Sicuramente le gite da te menzionate: non posso negare l’orgoglio di essere un punto di riferimento nel tessuto commerciale locale. Pensa a cosa significavano quelle gite: mostrare alle nuove generazioni come funziona un’impresa artigianale che ha come unico carburante, oltre alla maestria dei lavoranti, lo spirito di squadra e di sacrificio e la passione con cui fare il proprio lavoro! E poi il lavoro in panificio: non un dovere, ma il piacere di creare qualcosa, in allegria, scherzando tra un’infornata e l’altra. Ed infine, con un pizzico di malinconia, ricordo l’abitudine, ancora bambino, di scendere in forno il venerdì sera verso le 23:00 con mia sorella e i nonni e “rubare” i panini appena sfornati…

D: Secondo te, che contributo ha dato il panificio alla comunità solbiatese?

R: Sicuramente siamo stati un punto di riferimento per la comunità; lo posso affermare senza immodestia:  lo conferma la commozione che mostrano i nostri clienti in questi giorni, quasi increduli all’idea che “l’Ambrogia” chiuda i battenti.

Abbiamo sempre cercato di sostenere le iniziative della comunità, ad esempio fornendo il pranzo al sacco per le gite comunali e sostenendo le persone in difficoltà concedendo quanto più credito possibile. Infine permettimi di sottolineare la funzione sociale degli esercizi come il nostro, che purtroppo viene a mancare alla comunità solbiatese: gli alimentari di paese sono una risorsa preziosissima soprattutto per la popolazione anziana o per chi è solo e non ha possibilità di muoversi. Il servizio a domicilio, gratuito o quasi, anche per quantitativi minimi di spesa è un sostegno importante; il rapporto umano che si crea con la clientela è insostituibile: diventa un momento di scambio, a volte anche di sfogo, un contatto umano cui ambisce soprattutto chi è solo. Solbiate, purtroppo, è un paese con pochissimi esercizi commerciali e in questo modo si perde proprio il contatto umano, il senso della comunità, cadendo nella spersonalizzazione tipica dei grandi centri urbani.

D: Siamo arrivati alla fine. A nome della lista e dei solbiatesi, ringrazio te e la tua famiglia per aver accettato di scambiare due chiacchere con noi e, ovviamente, per il ‘servizio’ offerto dal negozio alla nostra comunità. Prima di salutarci però vorrei chiederti un’ultima cosa… c’è la remota possibilità che il negozio riprenda l’attività?

R: Prima di rispondere, se posso, vorrei ringraziare tutte le persone che per tanti anni hanno collaborato con  noi.

Riprendere l’attività?…come recita il cartello esposto in vetrina, ora ci concediamo una meritata pausa. L’estate sarà l’occasione per riposarci e, perché no, magari anche per ripensarci…

A cura di Nazzareno Iorfida

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